Come nasce una vacanza in Calabria? Ci chiama Mariella che dice che il 10 agosto c’è Brunori Sas a Saracena. E allora perché no! Andiamo in Calabria! Con che mezzo? Ma con la moto naturalmente! Verso che ora si parte? Ma, partiamo verso le 11, con il fresco!

Arrivati a Maratea ci piazziamo un campeggio dove gli immancabili animatori iniziano subito a rompere i maroni. Chiamo subito Maicol per mandarlo a fanculo! Schivata a malincuore la partita a ramino ci rechiamo a San Nicola Arcella dove con una breve passeggiata si arriva all’Arcomagno. Meraviglioso il luogo e l’acqua. Parte della tipicità del luogo, l’inciviltà con cui numerosi individui ritenevano di poter entrare all’interno della piccola baia a motore acceso sfiorando i bagnanti, il cantante neomelodico di turno con cui dalle barche parcheggiate all’interno ritenevano di allietarci, l’abbondanza di immondizia abbandonata dai frequentatori.

Dopo un po’ di mare, un po’ di montagna. Via verso il Pollino, sulla nostra strada il fiume Lao, una gola meravigliosa da scendere con il gommone ed il paese di Papasidero. Molto bella la “grotta del romito” dove si trova una splendida incisione rupestre del Bos primigenius.

Sul Pollino arriviamo tardi, ma non desistiamo! A costo di fare notte dobbiamo andare a vedere i pini loricati. Corriamo verso Serra Crispo. Arriviamo su verso le 18.

Il pino loricato (Pinus heldreichii H.Christ) deve il suo nome alla somiglianza delle squame della sua corteccia con la Lorica delle corazze romane. In Italia si trovano soltanto arroccati sul Pollino come relitto dell’ultima glaciazione.

Impressionante la bellezza di questi giganteschi individui.

La sera si festeggia a Morano Calabro con Mariella e Luigi, alla casa della nonna.

E il giorno dopo si fa la discesa delle splendide gole del torrente Raganello.

Poi finalmente arriva il 10 e con lui il concerto di Brunori Sas a Saracena. Mitici, incastonati nella piazza sotto il lampione.

Ci dispiacciamo di non poter restare altri giorni……..

E l’11 mattina salutiamo Morano Calabro.

Tropea! Forse uno dei paesini più carini che abbia visto in Calabria. Accolti con corone di cipolle ci facciamo una bella girata. Meraviglioso il vecchio alimentari della piazza così come le sue gestrici.

Seguiamo la costa e scendiamo, scendiamo in fondo, passiamo Scilla dove salutiamo il mostro ed iniziamo a salire sull’Aspromonte. Qui troviamo Pentedattilo. Abbandonato con decreto di sgombero negli anni 60 oggi in parte rivive grazie ad un’associazione ed all’amore di molte persone. Bellissimo.

In alcuni angoli sembra di trovarsi in un indefinito posto dopo il passaggio della guerra….

Imbarcamento? No di certo!

La roccia sopra Pentedattilo.

E poi via verso i paesini aspromontani! Roghudi vecchio è uno shock! Dichiarato inagibile dopo alcune fortissime alluvioni negli anni 70 troneggia abbandonato sopra la fiumara Amendolea.

Un posto di una violenza incredibile come dice Danielina.

Si risale l’aspromonte fino a Gambarie. A nord di Gambarie si trova il mitico pino sotto il quale fu adagiato il corpo di Gribaldi ferito.

Bellissimi i boschi delle Serre. Commevente la statua di San Bruno che prega penitente dentro la fontana.

Le farfalle sul fiore.

Fatti un whisky!

Infine ci godiamo dal basso i Giganti della Sila.

Insomma 3000 km, dove abbiamo trovato l’amicizia e l’sopitalità di tante persone che ho tascurato di inserire perché tutto sommato che ne so io se gli fa piacere? I calabresi alternano tratti di incredibile generosità nelle zone montane ad una generica scorbuticità nelle zone marine. Ad ogni modo è un posto stupendo, dove un mare bellissimo è ad un’ora di macchina dalle più belle montagne dell’appennino.