Monorotaia

10 October 2011

Meravigliosa uscita con Philippe ed Isabelle in apuane. Abbiamo percorso la “Lizza della Monorotaia”. Un’incredibile opera per la lizzatura meccanizzata del marmo che veniva “calato” a valle tramite una slitta in ferro guidata da un binario. Incredibile lo scenario e le pendenze. Meravigliosa la scritta sul binario “Acciaierie Sesto San Giovanni” 1921. La lizza si imbocca da una strada sulla destra subito dopo l’abitato di Gronda (un paesino sulla strada per Resceto). Da qui seguendo i segni rossi è impossibile sbagliare. Pur se in cemento quest via si presenta come una delle più belle delle alpi Apuane. Nella foto che segue la via di lizza è visibile al centro.

La slitta che serviva per calare il marmo.

La parte bassa della lizza è un po’ dissestata. Si noti il binario.

Philippe e Isabelle godono del bel sole.

Incredibile la vista verso la Tambura e monte Cavallo. Nella foto è visibile la casa e la traccia della lizza delle cave Cruze. Un’opera incredibile completamente in pietra.

La Focola del Vento con la casa dei cavatori, nella parte retrostante si intravedono dei terrazzamenti.

D qui si raggiunge facilmente anche cava Bagnoli, con il suo carico pronto alla discesa, come se un’esplosione nucleare avesse decretato la fine di un mondo e l’inizio di un’altro.


Majella

2 July 2010

La Majella deve il suo nome alla dea Maja, figlia di Atlante, che per salvare il figlio Ermes ferito in battaglia si recò nei luoghi che oggi portano il suo nome a cercare delle erbe medicinali che germinano con lo scioglimento della neve. Lo stato di neve che ancora ricopriva il monte le impedì di trovare l’erba miracolosa ed Ermes morì. Maja morì anch’essa di crepacuore ed alcuni ne vogliono vedere il profilo pietrificato nella penna di Pennapiedimonte. Zeus per ricordare il figlio vi fece nascere un albero dai fiori gialli che prese il nome di Majo, il Maggiociondolo (fonte provincia di Chieti).

La Majella è un ambiente sorprentende, estremamente selvaggio e di di mensioni enormi. Il suo aspetto attuale è fortemente piegato da una fortissima pressione antropica del passato che oggi è venuta meno.

Tra le perle della Majella gli eremi di Pietro da Morrone che sono stati un po’ il trait d’union di questa traversata fatta sulle orme dell’interessante libro di Riccardo Carnovalini e Roberta Ferraris, “Gli eremi di Celestino V” edito da Terre di mezzo.

17/06/2010 – Treno da Rieti-Sulmona, autobus per Roccaraso, Taxi fino alla stazione di Palena. Da qui a piedi fino a Fara S. Martino
18/06/2010 – A piedi da Fara S. Martino a Pennapiedimonte
19/06/2010 – A piedi da Pennapiedimonte fino alla Majelletta
20/06/2010 – A piedi dalla Majelletta fino a Decontra attraverso gli eremi di S. Spirito e S. Bartolomeo
21/06/2010 – In Jeep fino a Pianagrande, da qui a piedi alla grotta di S. Giovanni e poi nella valle dell’Orfento dalla rava dell’Avellana con ritorno a Deconta
22/06/2010 – In pulmino fino alla Majelletta e traversata a piedi da qui ed il passo S. Leonardo con rientro a Sulmona in macchina.

Partenza da Rieti stazione con la FCU (Ferrovia Centrale Umbra)

I sentieri non erano sempre facili da trovare......

La piazza di Fara S. Martino

Dal nulla esce dalla montagna, con i suoi 3 m^3 s^-1 il fiume Verde. L'acqua del fiume viene usata per pastificare presso gli stabilimenti De Cecco e Del Verde. Alcuni salti del fiume vengono utilizzati per produrre energia idroelettrica.

Lo stabilimento De Cecco

Stabilimento De Cecco ed alle spalle Fara S. Martino

Chiesa rupestre di Sant'Agata d'Ugno alla grotta di Sant'Angelo di Palombaro

Pennapiedimonte

Tutti a vaedere l'Italia da Pierino con u televisore 12 pollici

Le case a Pennapiedimonte sono mezze costruite davanti, e mezze scavate dietro.

Trattoria da pierino, andateci assolutamente

Pierino

Dopo una giornata di pioggia si arriva alla Majelletta con vento forte e 3 °C. Ci troviamo in grande difficoltà. Meno male ci vengono a prendere nell'ultimo chilometro di strada dall'albergo Mamma Rosa

Mammaraosa al mattino, nonostante la nebbia ripartiamo lo stesso.

Eremo di S. Spirito

Ingresso all'eremo di S. Bartolomeo

Corridoio ed Eremo di S. Bartolomeo

Eremo di S. Bartolomeo visto di fronte

Pecore abruzzesi

Grotta di S. Giovanni, il complesso monastico era sotto, anche se non ne restano tracce. L'ingresso all'eremo è sulla sinistra e vi si arriva tramite un corridoia scavato nella roccia

Corridoio di ingresso alla grotta di S. Giovanni

L'ultimo pezzo del corridoio per entrere nell'eremo è spanciato ed obbliga il visitatore a prostrarsi e ad entrare strisciando e trainandosi con le braccia. Il passaggio è abbastana stretto e una spalla in alcuni punti resta nel vuoto. Il passaggio comunque è semplice e con la faccia a terra non si ha la percezione del vuoto.

Le gole del fiume orfento

Croce presso Decontra

All'agriturismo Pietrantica con Marisa e Camillo

Sulla vetta del monte Amaro, la cime principale della Majella

Discesa dalla direttissima o rava della Giumento Bianca

Sulmona

Infine di nuovo a rieti


Gennaio

8 February 2009

Quest’anno sembra essere diventata un’abitudine quella di andarre sul monte Gennaio nell’appennino pistoiese. Questa volta con alcuni ospiti di eccezione quali Tommi, Luca, Bertuzzi e il Lascia.

In un paesaggio oramai non più tipico del nostro mondo riscaldato abbiamo parcheggiato alla casett Pulledrari, da qui, dopo aver litigato con gli scassacazzo dell’anello di fondo, abbiamo eguito la forestale fino alla Maceglia e poi su fino al crinale dove abbiamo percorso un piccolo pezzo di neve compattata dal vento fino alla vetta del Poggio dei Malandrini. Non avendo i ramponi siamo dunque tornati sui nostri passi per concludere la giornata facendo un anello passando per il rifugio del Montanaro e riscendendo alla casetta Pulledrari. Immancabile il buon caffè offerto gentilmente dal CAI Maresca al rifugio.

Al rifugio abbiamo anche incontrato la nostra amica Linda.

Danielina ed il Lascia alla casetta Pulledrari

Danielina ed il Lascia alla casetta Pulledrari

La signora con le toppe al culo che sembra un Macaco

La signora con le toppe al culo che sembra un Macaco

Tommi che sale verso la Maceglia

Tommi che sale verso la Maceglia

Il gruppo in pausa

Il gruppo in pausa

Oddio moio

Oddio moio

Quasi in vetta al monte Maggiore

Quasi in vetta al monte Maggiore


Befana

14 January 2009

Per la befanna con Antonello ed il CAI di Antrodoco siamo andati sul monte Nuria. Dei posti fantastici, non fosse altro che per il fatto di essere sperduti e selvaggi. Dall’abitato di Rocca di Fondi si è seguito la via verso il rifugio Antrodoco e da qui sul monte Nuria. Tantissima neve e soprattutto un pranzo fantastico a base di salsiccie e pancetta organizzato dal CAI di Antrodoco.

Il segnavia CAI alla Rocca di Fondi

Il segnavia CAI alla Rocca di Fondi

Il bel centro abitato della Rocca di Fondi e sulla sinistra è visibile la scritta "DUX" sul monte Giano.

Il bel centro abitato della Rocca di Fondi e sulla sinistra è visibile la scritta "DUX" sul monte Giano.

In occasione di pregevoli lavori di rimboschimento, l’artefice degli stessi pensò bene di autocelebrarsi lasciando ai posteri la chiara informazione di chi avesse provveduto a rinverdire le pendici del monte giano. La scritta è stata recentemente restaurata con apposito diradamento.

Antonello che sale gli ultimi pendii verso la vetta

Antonello che sale gli ultimi pendii verso la vetta

Io sulla veta del monte Nuria

Io sulla veta del monte Nuria

Scendendo dal monte Nuria

Scendendo dal monte Nuria

Festeggiando la Befana con un principesco pranzo autogestito al rifugio Antrodoco grazie al CAI Antrodoco

Festeggiando la Befana con un principesco pranzo autogestito al rifugio Antrodoco grazie al CAI Antrodoco


Monte Gennaio

10 January 2009

Prima della fine del’anno ci siamo felicemente recati assieme agli amici Simone Busoni (detto Il Cartaio), Giovanni Zorn (detto Il Favottero), Guido Zorn sulla vetta del monte Gennaio sulle Montagne Pistoiesi.

Partiti con tempo incerto ma protetti all’interno del bosco siamo saliti dalla Casetta Pulledrari fino al rifugio del Montanaro. Da qui abbiamo poi proseguito a stento tra la nebbia ed il vento fino alla vetta del monte Gennaio. Le condizioni ci hanno poi sconsigliato di proseguire oltre.

Alla partenza poco sopra la Casetta Pulledrari

Alla partenza poco sopra la Casetta Pulledrari

La foresta di faggio sotto il rifugio del Montanaro

La foresta di faggio sotto il rifugio del Montanaro

L'allegra combriccola

L'alegra combriccola

Sulla cresta del Monte Gennaio

Sulla cresta del Monte Gennaio

Simone sottoposto al vento della cresta


La rivincita di Danielina

15 November 2008

Lo scorso anno, facemmo con Dani e Pietro un’escursione invernale sulla Pania della Croce nel gruppo delle alpi Apuane. Venendo dal Pioglionico e giunti sulla cresta sommitale a Danielina affacciatasi sul lato che da verso il rifugio Del Freo gli venne un infarto e non arrivò in cima. L’eroico Pietro invece vi giunse con il sottoscritto. Con Danielina abbiamo dunque deciso di prenderci la doverosa rivincita e siamo saliti dal fantastico paese di Pruno al rifugio Del Freo e da Qui sulla Pania della croce dove Danielina ha gustato la sua rivincita.

Fantastico che una delle ragazze che gestiscono il rifugio Del Freo sia una compagna di studi di Danielina. Rifugio molto carino, gestito come si addice ad una struttura di montagna.

Partiti dal Paese di Pruno, che si raggiunge dall’uscita Camaiore e poi passando da Pietrasanta e Seravezza abbiamo preso il sentiero che porta al rifugio Del Freo costeggiando il Passo dell’Alpino, da qui il giorno seguente siamo saluti sulla Pania della Croce, abbiamo ridisceso la Valle dell’Inferno, alla Buca della Neve abbiamo preso il sentiero che attaverso il Passo degli Uomini della Neve porta sulla Costa Pulita e da qui alla Foce di Valli dalla quale siamo ridiscesi verso Cardoso. Tra Cardoso e Pruno esiste poi una stupenda ed antica mulattiera che si prende voltando a destra prima di una Marginetta (una cappellina) giunti all’Orzale, il nome della frazione che sovrasta Cardoso.

Pruno

Il fantastico Paese di Pruno

Cane

La tipica cuccia di cane apuana.....

La Pania della Croce con un po' di nuvole

La Pania della Croce tra le nuvole

Dani

Dani in prossimità del Passo dell'Alpino

Segnavia

Segnavia CAI al passo dell'alpino

Del Freo

Con i gestori del rifugio Del Freo

Montone

Nelle alpi Apuane da alcuni anni è stato reintrodotto il Muflone

La rivincita

La rivincita di Danielina in equilibrio su un piede sulla cresta della Pania della Croce

SCendendo

Scendendo verso Cardoso, paesaggi forestali ed agrari si mescolano nell'autunno

Collemezzana

Collemezzana, una splendida frazione, con una targa che ricorda che fino a poco tempo fa era abitata

Castagno

Un castagno cresciuto attorno agli ammennicoli della teleferica di Collemezzana

Casa Roccia

La casa nella roccia

Ponte

Il ponte della mulattiera che collega Pruno a Cardeto. Dani in compagnia di Aniceto

Forato

L'aeco naturale del monte Forato visto da Pruno


Vandelli

29 August 2008

Oltre ad essere il cognome del pregevole cantante dell’Equipe 84 Vandelli è anche il nome del matematico che nel 1700 progettò l’omonima strada che attraverso il passo Tambura e dunque le alpi Apuane doveva fornire un accesso diretto al mare al Ducato di Modena. La via fu scarsamente utilizzata perché soggetta a crolli continui, per lunghi periodi coperta di neve e perché estremamente difficile da percorrere. Rimane oggi un monumento all’attività antropica sui monti in un ambiente bellissimo circondato da incredibili vie di lizza esistenti fin dall’epoca romana per il trasporto a valle del marmo cavato nelle numerose cave del monte Tambura. Lungo le vie di lizza, che hanno pendenze fino all’80, 90%, venivano calati con l’uso di corde e tronchi posti sotto la loro base i blocchi di marmo.

Da poco oltre Resceto (Ca’ del Fondo) abbiamo salito la via di Lizza detta del Padulello (segnavia CAI 166 bis) fino al passo della Focolaccia, da qui abbiamo attraversato la Tambura fino al passo Tambura e risceso la via Vandelli fino al punto di partenza percorrendo un anello. Di una belezza sconvolgente il rifugio Nello Conti ai Campaniletti.

Verso Ca’ di Fondo all’inizio della via Vandelli visibile sulla destra. La via di lizza del Padulello è visibile sulla sinistra.

Via Vandelli

La via Vandelli

Nella prima parte dalla Lizza del Padulello

Io Dani e Pietro sulla vetta del monte Tambura

Vetta Tambura

Sulla cresta del montr Tambura che dalla vetta va verso il passo Tambura

Cresta Tambura

Una vista delle alpi apuane con (partendo da sinistra) la Pania Secca, il monte Sumbra, l’Omo morto, e la Pania della Croce

Apuane

Rifugio Nello Conti
Località “Campaniletti”
Tel: 0585793059
Cell: 3334551121
Cell: 3393063181
http://www.rifugionelloconti.it
rifugionelloconti@fastwebnet.it