Ossa
Sono appena sceso da “La Forca” in questi stupendi boschi d’autunno. Ai prati di Cantalice, con un sole stupendo, trovo ad attendermi, i miei pensieri. Finalmente un attimo per rendermi conto quanto sia bello che le cose non ci scivolino addosso. Oggi sono salito con la Macchina di Ezio, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Dopo che morì il babbo per anni mi sono fatto le stesse stupide domande senza risposta. Poi le risposte vennero fuori di fronte a quelle ossa, da trasferire dal cofano che l’aveva ospitato 20 anni, all’ossarietto. Mi era mancato, questa era l’unica risposta, e finalmente l’avevo ritrovato. Ricordo come fosse adesso il becchino, mentre rovesciava, dai calzini sintetici intonsi, gli ossicini dei piedi. Oggi sono grato a tutti coloro che ci sono stati vicino. Forse più di tutti al nonno. Il nonno ci ha accompagnato sempre, con una dolcezza ed una tolleranza atipiche di un uomo d’altri tempi. Forse perché il buonsenso è tale a prescindere dal momento storico in cui lo collochiamo. Quando ero li con lui e ne accarezzavo il corpo freddo siamo rimasti soli per un po’. La morte di chi vuoi bene non da timore. Avrei quasi voluto mettergli gli occhiali da sole perché tutto tornasse scanzonato e scherzoso come era lui. E sapevo che da noi, se avesse potuto, se lo sarebbe fatto fare. Poi ho resistito. Ora so già che la risposta a tutto è che semplicemente mi mancherà.

Aldo Minocchi, 16/12/1921 – 29/09/2009
